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Colonnello Wayne!
- Sì?
- E’ l’Horus, signore!
- Cosa?!
- Sta inviando segnali di soccorso
su tutte le frequenze. Sembra siano stati avvicinati da due velivoli
sconosciuti, probabilmente ostili. Richiedono aiuto
-Cancella immediatamente quel
messaggio! Cerca di intercettare tutti gli altri inviati dall’Horus
e bloccali. Fallo subito o sei un uomo morto
- Impossibile al momento, signore.
Il Mayday è stato inviato su tutti i canali simultaneamente. Ogni stazione, dell’Unione o no, ha ricevuto il messaggio, signore
-
Merda!
- Emily!
Guarda il pannello delle comunicazioni…
- Non è possibile, stanno
rispondendo! Qualcuno sta rispondendo al nostro mayday. Guy porta
Patrick nel tubo criogenico, poi torna qui. Io intanto cerco di
capire chi abbiamo trovato…
Guy eseguì il suo compito
con la massima cura, ma anche con un po’ di ansia. Aveva fretta di
tornare da Emily per vedere chi aveva risposto.
-
Allora?- disse arrivandole alle spalle.
- Allora niente. C’è
qualcuno in orbita intorno a questo pianeta e continua a inviarci un
messaggio, sempre lo stesso, ma non riesco a capire in che lingua
sia
[...]
- Prova col Gaelico, l’antico linguaggio dei Celti!
- Insolito…
- sibilò Lord Addaon.
- Cosa? - chiese Patrick.
- Il colore… l'azzurro…
- E' dovuto, con molta probabilità,
alla ionizzazione dell'aria a contatto con l'energia…
- Non credo - rispose il cavaliere
estraendo la sua spada che presentava un raggio molto più
robusto, ma di colore rosso. - L'energia usata dalle spade non è
quello che credete. Si tratta di energia spirituale. I sensori posti
sull'impugnatura sono magici. Rilevano l'energia spirituale
dell'individuo che la impugna e la proiettano all'esterno. Tutte le
spade, fino a oggi, hanno sempre prodotto lame di colore rosso
però…
- Sensori magici? - boccheggiò
Hugh.
- Forse
- intervenne Patrick - ciò è dovuto al fatto che non
siamo di questo universo, magari la magia interagisce diversamente
con noi?
-
I miei alleati credono che mia sorella Melora sia morta in
quell'occasione. Io, invece, so che non è così. E'
fuggita e con lei ci sono degli altri uomini, particolarmente
pericolosi. Voglio che tu prenda il comando dei Ffrwdwr, la mia
guardia personale, gli elfi assassini e che mi porti le loro teste
- Sarebbe un onore guidare i
Ffrwdwr in battaglia, signore, ma perché scegliere proprio me
per questo privilegio? Me che sono solo un povero vecchio nano?
-
Perché eri il migliore a suo tempo e sono convinto che non hai
perso la tua abilità. E la posta in palio, per te, vale più
della tua stessa vita, questo vuol dire che darai tutto te stesso per
compiere questa missione. E io di questo ho bisogno, di quel cocciuto
nano testardo che diverso tempo fa osò sfidarmi nel mio
castello
-
Non voglio più dire niente. Abbiamo parlato anche troppo... -
la sua mano le accarezzava il volto.
-
Non si può toccare impunemente una regina, ci sono... - la
frase le morì in bocca mentre le loro labbra si toccavano e i
loro corpi si intrecciavano con una passione che a lungo, entrambi,
avevano represso.
- Chi
siete voi che osate attraversare le porte innalzate sul sangue di
Menwen? Chi è il temerario che chiede il responso di Ty Gwydr?
- Io - rispose Melora avanzando
verso l'oscurità - Tu conosci il mio nome che un tempo, non
troppo lontano, avrebbe piegato la fronte di un re, ma che oggi è
caduto in disgrazia. Io, Melora, vengo a chiedere l'infallibile
consiglio di Ty Gwydr
- So bene quali erano i tuoi
titoli, regina. E conosco anche cos'è che ti porta qui,
sorella. Ma tu sai quali sono le leggi degli dei. Per conoscere
quello che vuoi sapere, uno di voi deve superare la prova. Chi di voi
tenterà?
- Non importa in quale modo tu sia
arrivato qui. Come osi rinnegato, entrare così nel mio regno!-
la donna avanzò fissandolo negli occhi e gli si pose di
fronte. Gli elfi puntarono gli archi su di lei, mentre il nano
strinse più forte la grossa ascia che teneva in mano. [...]
- Non temi dunque la collera degli
dei?
- Gli dei?! Quali dei? Esiste un
unico Dio! Un unico Dio della cui collera io mi preoccupo, e dovresti
farlo anche tu: Io!
-
Era solo ieri quando mi chiamò in disparte e mi disse che
giunta era l'ora in cui le forze di Asgard si sarebbero schierate
contro Questor Erendyl, l'elfo. Mentre ascoltavo le sue sacre parole,
sentivo crescere in me la cupidigia della battaglia. Fremevo,
ansiosa di provare il mio valore sul campo ed egli, il saggio Odino,
se ne accorse e mi rassicurò che era il momento per le
valchirie di marciare contro il figlio degenere del nobile Ar-ruth,
poiché l'elfo dal cuore di tenebra aveva distrutto la base dei
ribelli e ora braccava la sua stessa sorella, la regina Melora. Disse
che accanto alla regina ora combattevano quattro terrestri di grande
coraggio e che essi erano giunti da Midgard nel nostro universo
attraverso le radici di Yggdrassil, ma prima di dare inizio alla
pugna era necessario che io liberassi mio fratello, il dio del tuono,
il possente Thor
- Senti, io non ci ho capito quasi
nulla, casomai parlerai con Hugh se e quando lo troveremo.
- Vi saluto Regina Melora, e con
me reco i saluti di Asgard e del padre Odino! Mai avrei creduto di
poterVi vedere un giorno trattata in guisa di prigioniera a casa
Vostra, ma oggi sarà il giorno che i bardi ricorderanno come
quello della Vostra liberazione! Infatti oggi, io, con l’aiuto di
Mjolnir, spezzerò i legacci che vi trattengono e aprirò
i cancelli di Hela per gettarvi dentro quell’abominio che ama
chiamare se stesso imperatore! A proposito dov’è egli? Vedo
Voi, maestà, i Vostri compagni e i suoi tirapiedi, ma non
sento neanche il fetore di quell’elfo putrescente…
- Sono qui!
Thor abbassò lo sguardo e
vide l’elfo avanzare verso di lui, lentamente. Gli occhi fissi su
quelli del vichingo. Il lungo mantello bianco lo avvolgeva
completamente dandogli un’aria spettrale, i capelli neri
ondeggiavano lievemente a ogni passo, mentre i suoi stivali d’argento
sembravano sfiorare appena il terreno. Sulla spalla destra la sua
gemma sebbene non brillasse particolarmente, catturava la luce
nascente rifrangendola di volta in volta in un colore diverso.
-
Rapporto
- Sessantadue caccia nemici
distrutti, altri quarantadue in volo. Sembra si dirigano verso
l'anomalia. Noi abbiamo perso quattro squadriglie complete e l'Andrea
Doria
- Generale, il Generale Drake
dell'Impero della Colonia Oceanica sulla linea riservata
- Passamelo
- Generale Queen stiamo assistendo
alla vostra battaglia. Encomiabile davvero, ma il nemico sembra
decisamente superiore anche se ora lo avete dimezzato
- La situazione è solo
temporanea purtroppo. Abbiamo ragione di credere che finora abbiamo
affrontato solo l'avanguardia della forza d'invasione. Tra pochi
minuti temiamo di doverci confrontare con le vere forze del nemico.
Le vostre navi sono pronte a intervenire?
- Sì, ma temo che potremo
fare ben poco
- Non importa. La flotta
dell'Unione attirerà su di sé il grosso del fuoco
nemico voi dovrete colpire la sonda che mantiene aperta l'anomalia
spaziale. Vi invieremo immediatamente le coordinate dell'obiettivo.
Passo e chiudo
-
IO DEVO ANDARE!!! - urlò l'uomo voltandosi di scattò
verso il generale. La sua faccia era diventata completamente rossa,
mentre gli occhi erano due palle nere come pece, sotto la pelle
qualcosa si muoveva in continuazione come piccole fiamme.
Thyra fu l'unica a comprendere
cosa stava succedendo e si frappose tra Guy e Queen. Il generale
rimase attonito a guardare il tenente, mentre gli uomini della
sicurezza scattarono prendendo di mira Guy coi fucili.
- Lo lasci andare... non possiamo
fermarlo... - esclamò la valchiria, ma la frase le morì
in gola, mentre la trasformazione andava completandosi.[...]
- Forse ora, generale, abbiamo
qualche speranza... - sussurrò Thyra